Storytelling: c’era a Lascaux e c’è anche quando canta De Gregori …e non solo lui

Lo storytelling è la nuova “fuffa” ? Questa manìa di raccontare e raccontarsi si esaurirà come si sono esaurite tante mode e tendenze prima di lei, come il punk, la new age e napster? O si evolverà in una nuova forma, perché dopo tutto da Lascaux, ai troubador provenzali e ai blog quello che cambia è la forma. Voi che dite?

Pilota e cane anni '30
Fotografia tratta da The Townsend Collection pubblicata in The New Old Stock

A cena, un amico che si occupa di e-commerce mi sfida dicendo: “E’tutta fuffa, vero? Voglio dire questa cosa delle immagini, delle fotografie e delle storie. Questa manìa dello storytelling, intendo.”
Io gli ho risposto che “No, non credo” e gli ho spiegato anche perché, secondo me: “Non è una novità, ma hai ragione è una manìa. L’uomo ha sentito il bisogno di raccontare e raccontarsi fin dall’antichità, hai presente i graffiti sulle pareti delle grotte di Lascaux?”
No, ovviamente non li aveva presente.

Monna Lisa Smile e i graffiti di Lascaux

Beh, neppure io li conoscerei se non avessi visto “Monna Lisa smile” nel 2003: un film al femminile in cui però, sotto le vicende delle protagoniste, passavano dei temi molto forti, e non solo la storia dei graffiti di Lascaux e la necessità di raccontarsi, quindi, ma

  • la storia dell’emancipazione femminile attraverso il lavoro fuori casa,
  • lo scollamento tra quello che la società riconosce come “percorso femminile” ortodosso e quello che ogni donna vuole in realtà,
  • la crisi quando la dimensione sociale e privata della propria immagine non coincidono,
  • il ruolo del “maestro” che forse non deve plasmare le menti a modello della sua, ma solo liberarle
  • quale sia il limite di tale opera…

Un sacco di concetti e pensieri profondi e pesanti, quei pensieri che non rientrano nella tua prospettiva di “serata rilassante”, eppure averli declinati all’interno di una storia ha permesso a moltissime donne, e non solo, di avvicinarvisi proprio perché il mezzo, la “storia”, faceva crollare eventuali barriere preconcette.
Ecco, io credo che questo sia uno degli esempi più immediati del potere della storia, di una storia ben raccontata: parlare al cuore e al cervello insieme.

Ma le storie funzionano bene solo sul grande schermo?

Ho pensato a alcune delle canzoni a cui sono più affezionata: raccontano tutte delle storie di persone, reali o immaginarie che siano.
Per me, “La Guerra di Piero” vale più dell’appello di qualsiasi istituzione sovranazionale per spiegare la follia della guerra che mette uno contro l’altro uomini “che hanno lo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore”.
E se penso al Titanic, più che a DiCaprio e alla Winslet sulla tolda della nave, io penso alla “ragazza di 15 anni che a Parigi ha comprato un cappello” e che, mentre suo padre vorrebbe essere invitato a cena al tavolo del capitano, lei sogna di essere baciata dal marconista “le lunghe dita celesti dell’aria” e è solo grazie al “Titanic” di Francesco De Gregori che riesco a vedere l’enormità di quell’iceberg e il suo silenzioso incedere tra le onde che contrasta, stride con “l’orchestra che suona nuovi ritmi americani”.
Sento crescere la tensione per quell’urto, quel boato impensabile e di cui molti non hanno mai saputo né il perchè né il come, mi si accartoccia lo stomaco al pensiero delle acque gelide, del disorientamento misto al terrore di morire…può il numero dei morti che c’è nei libri e nei giornali raccontarmi questo?
Altro che “saluteremo la Gran Bretagna con il bicchiere tra le mani”.

E’ tutto un equilibrio sopra la follia

E se dovessi raccontare come mi sento oggi, credo che più che usare i freddi numeri (stipendio, anni di anzianità al lavoro, ore di sonno perdute, kg acquisiti o persi) prenderei in prestito una frase di una canzone scritta da Vasco Rossi e cantata da Fiorella Mannoia che dice “è tutto un equilibrio sopra la follia”.
Di quanti e quali numeri avrei bisogno per trasmettere la stessa sensazione? E soprattutto, cogliereste effettivamente la mia sensazione racchiusa invece perfettamente in quell’immagine?

Lo storytelling non è here to stay

Ecco perché “No, lo storytelling non è fuffa e non è neppure here to stay.”
Lo storytelling, il raccontare e raccontarci storie c’è sempre stato e ho anche l’impressione che prima impariamo a padroneggiarlo meglio sarà, soprattutto per noi stessi.