Podcast: la mia classifica, e la tua?

Una volta c’era la radio. Oggi ci sono i podcast: puoi ascoltare e riascoltare la tua puntata del cuore quando e dove vuoi. Ecco come faccio il carico di energie positive e scopro le novità: niente occhi attaccati allo schermo per vedere video, ma orecchie aperte per ascoltare i podcast.

La radio negli anni '50, i podcast oggi immagine da Pexels
La radio negli anni '50, i podcast oggi immagine da Pexels

Ho scoperto da poco il mondo dei podcast.
Grande merito va in tal senso a Francesco Costa e al suo “Da Costa a Costa” che seguiva le elezioni americane, prima, e ora racconta il primo anno dell’amministrazione Trump.
Grazie a “Da Costa a Costa” ho iniziato la mia avventura di avida consumatrice di podcast.
Ecco qui i miei preferiti per aggiornarmi, imparare, tenere in allenamento l’inglese, ma soprattutto fare il pieno di energie positive che non sono mai abbastanza!

  • “Da Costa a Costa” di Francesco Costa
    Veloce, immediato, Francesco racconta cosa succede di settimana in settimana in USA e non solo.
    Il suo podcast mi permetterebbe, idealmente, di essere informata mentre faccio altro (scrivo, faccio il declutter del mio desktop, etc). In realtà, è talmente bravo a raccontare e a coinvolgere, che spesso devo davvero interrompermi e non posso che seguire totalmente rapita le spiegazioni di cosa succede alla Corte Suprema, alla Casa Bianca e nei dintorni (per ora una delle puntate migliori è stata senza dubbio quella relativa al caso dell’acqua avvelenata di Flint, Michigan).
  • Girlboss di Sophia Amoruso
    Sophia Amoruso, per chi non la conoscesse, è la ragazza che a 22 anni ha costruito un impero vendendo vestiti vintage su ebay.
    Ha scritto poi un libro, #Girlboss, in cui racconta come da girovaga e ladruncola ha cambiato rotta, ha creato la sua società arrivando ad avere 350 dipendenti. Ma soprattutto racconta cosa vuol dire essere una #girlboss.
    Lo stesso piglio lo trovate nelle sue interviste a donne che sono #girlboss non tanto perché fanno vite da superstar, ma perché sono state in grado di prendersi il lavoro che volevano.
    Ad esempio, c’è l’intervista con Anne Fulenwider, editor in chief di Marie Claire, che appunto racconta di essere diventata editor perché “il capo ha chiesto chi di noi si sentisse di prendere il ruolo. Io ho alzato la mano”.
    E per quanto concerne la famigerata “sindrome dell’impostore”, ecco niente di meno che Alyssa Mastromonaco, che è stata deputy chief dello staff di Obama che affronta le sue prime riiunioni di staff con i vari responsabili con la continua sensazione che tutti sappiano quanto lei è incapace e incompetente per poi scoprire che nessuno pretende che lei sappia tutto. “Se non sai qualcosa” le dice un senatore “tu vieni da me e mi chiedi e io ti spiego. Se tu sapessi tutto quello che so io, io qui sarei inutile”.
    Insomma, davvero una bella sferzata per capire che una #girlboss è “solo” una che ha il coraggio di alzare la mano e chiedere quello che vuole e domandare quello che non sa.
  • Nicoleantoinette
    NicoleAntoinette fa quello che io vorrei fare: racconta, o meglio si fa raccontare, le storie di donne imperfette, ma perfette nella loro volontà di fare quello che amano, quello che le appassiona nonostante tutto.
    Una delle mie puntate preferite è di sicuro quella in cui intervista Veronica Chambers, autrice di un best seller del New York Times, coautrice di un paio di libri di cucina con star chef e editor per il New York Times Magazine, Glamour, GoodHousekeeping, Newsweek; insomma una, Veronica, che ti sembra che se non sia nata con la camicia, beh quella camicia a un certo punto l’ha indossata e non se l’è più tolta.
    E invece no. Lei è una che ha imparato a applicare la “foolish bravery”, cioè una sorta di “coraggio da pazza” che ti fa fare cose per cui chiunque pensa “No, non ne avrà il coraggio” come “autocandidarsi per un ruolo eccezionale per cui sai che ti diranno no” o farsi avanti ad un evento per stringer la mano alla tua eroina e raccontarle un progetto che ti sta a cuore sperando che anche lei se ne innamori.
    Ecco, Veronica è la donna che, quando Nicoleantoinette le chiede se qualcuno le dice mai di no, risponde serafica che “ho imparato a affrontare i no, i fallimenti e i rifiuti. Nella mia vita credo di averne avuti almeno 10.000 di rifiuti. E credo di essere bassa nel numero”.
    Ora se Veronica ha accettato più di 10.000 rifiuti e fallimenti, ammettiamolo, noi tutte abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare per vedere i nostri, di progetti, risplendere al sole.
    Io direi che ho almeno altri 9.980 progetti da proporre e che possono essere rifiutati, senza che mi possa dare alla disperazione totale.
  • Katherine MacKenzie Smith, il podcast degli introversi.
    Sono un ‘introversa.
    Sto bene da sola con un libro, una tazza di tè caldo e, se possibile, un gatto che ronfa beato accanto a me.
    Questo non significa che non amo socializzare, significa solo che non mi trovo immediatamente a mio agio in qualsiasi ambiente e che socializzare mi costa molta energia.
    Ho quindi bisogno di recuperare l’energia che perdo e il modo migliore per farlo, per me, è stando da sola e dedicandomi a passatempi che mi ritemprino.
    Potevo, quindi, non amare il podcast dedicato agli introversi? Ovvero la “League of extraordinary introverts”?
    Certo che no. Infatti me ne sono innamorata.
    Una miniera di piccoli consigli, ma soprattutto l’autorizzazione, e noi introversi ne abbiamo sempre bisogno, ad essere introversi e ad usare i nostri punti di forza: il nostro intuito, i nostri spazi per rienergizzarci, la nostra modalità di fare business e di interagire senza urlare e senza “passare” sopra agli altri.
  • Pardon my French, il podcast di Garance Doré.
    Garance Doré è fotografa, illustratrice e ha lavorato a lungo nella moda per poi dire “Ok, basta: non sono felice, qua c’è qualcosa da cambiare”. Da circa 10 anni ha un blog (Atelier Doré) e da un anno ha questo podcast in cui intervista donne che lei ama, che la colpiscono e che, credetemi, colpiranno anche voi: ci sono nomi altisonanti come Gwyneth Paltrow, Elle MacPherson, ma anche personalità che solo pochi conoscono e che hanno davvero qualcosa da dire. Impagabile, secondo me, l’intervista a Joan Juliet Buck, ex-editor in chief di Vogue Paris.Una donna che a 68 anni ti affascina raccontandoti tutto quello che ha fatto, senza sconti: infanzia, libri, rehab, moda, matrimonio, amori (“Ho avuto una storia l’anno scorso a 67 anni! Non era prevista…l’ha interrotta il gentleman – e senti una nota di sarcasmo e ti chiedi verso di lui, verso di sé o forse verso la vita?…)
    Juliet ha scritto un libro “The price of illusion” e la chiusa dell’intervista è stata “Leggetelo: vi mostrerà che tutto quello che di brutto vi è successo, è OK” ovvero “It will make all the bad shit that happened, ok!” ,ops! Excuse my French!

E voi, conoscete altri podcast interessanti?