Piano redazionale: il mio metodo Robert De Niro

Il piano redazionale è la mia copertina di Linus: lo creo, tra mille ripensamenti, lo coccolo e poi non lo seguo, ma senza sarei persa. Ecco come faccio.

New York by Andrew Ruiz via Unsplash
New York by Andrew Ruiz via Unsplash

La prima volta che mi hanno detto nel primo corso di Social Media Management che ho frequentato “Adesso parliamo del piano redazionale” ho immediatamente pensato “Ecco, ci siamo: questa cosa non la saprò fare e sarà difficilissima” (se vi fosse sfuggito volteggio sempre tra entusiasmo e terrore).
Invece, non lo era e non lo é.

Si tratta in realtà di fare qualcosa che tutti avete di certo fatto per almeno 5 anni della vostra vita, e forse anche di più: la scaletta del tema di italiano. Magari non vi piaceva più di tanto, magari, invece, vi riusciva bene e poi, però, non la rispettavate. In definitiva il “piano redazionale” è proprio una scaletta di quello che intendete pubblicare nei social per i prossimi tot giorni. Questo significa, forse, che i vostri post sono destinati a diventare qualcosa di statico e a perdere di spontaneità? Lasciate che vi faccia un’altra domanda, a carattere cinefilo: secondo voi Robert De Niro é naturale e spontaneo quando recita? Quando lo vedete in un qualsiasi film, dai più drammatici (“C’era una volta in America”) ai più comici (“Big Wedding”) non vi sembra esattamente quello che deve essere per quel film? Eppure lui è uno dei maggiori rappresentanti del modello “Actors studio” che è tutto preparazione e studio, appunto.

Programmare ci aiuta a selezionare e a essere coerenti e, quindi, rispettosi dei nostri lettori (basta micini e cuoricini).
Ovviamente se c’è poi una notizia improvvisa che volete commentare, un nuovo filone di contenuti rilevanti da proporre, non vi fate bloccare dalla scaletta ma arricchitela.

Un mondo a colori

I miei piani redazionali sono delle semplici griglie o tabelline in cui 3 / 4 colori si ripetono su massimo 3 settimane. Perché i colori diversi? Ad ogni colore corrisponde quello che io chiamo un “filone”(tema) e con i colori capisco a colpo d’occhio:

  1. I temi sono tra loro equilibrati?
  2. Sto parlando troppo di qualcosa? Ha senso? C’é un motivo? Interessa davvero così tanto anche i miei lettori?

Attenzione: più rosso non è sbagliato a priori. Se siamo in estate ed il mio cliente fa dei prezzacci per i saldi, è bene che, senza esagerare, io dia più spazio a questa informazione. Oltre ai colori, io uso poco altro: pensieri liberi, associazioni, ricerca online, musica in sottofondo, chiacchiere e tazze di tè verde.

Come lo fanno gli altri – strano?

Qui trovate un altro esempio di “piano editoriale” davvero figo. E voi fate i piani editoriali? E poi li seguite?