Giovanni Boldini: trovare lavoro con il personal branding a Parigi nell’Ottocento

Può un pittore dell’Ottocento insegnarci come si trova lavoro? Giovanni Boldini, italiano a Parigi, ci dà qualche dritta interessante su che cosa è ilpersonal branding e come si può usare oggi. Sotto l’egida di Luigi Centenaro, il vero personal branding specialist

Luisa Casati ritratto
La marchesa Casati con penne di pavone di G. Boldini- P. L. Whiskey via Wikimedia

Uno dei maggiori tormenti e dilemmi di un freelance, o di un ‘azienda, è sicuramente quello di “intercettare i clienti”: sono finiti i tempi in cui era sufficiente fare un buon prodotto, offrire un buon servizio e il pubblico ti avrebbe trovato.
E lo era anche ieri nella Parigi di fine Ottocento e inizio Novecento in cui le soffitte, i laboratori, i sottoscala pullulavano di artisti, giovani rivoluzionari del pennello o ritrattisti conservatori. Tutti alla ricerca della fortuna e della fama o delle due insieme, se possibile.
Come distinguersi in un magma così denso e farsi notare?

Ho scelto così di studiare la vicenda di Giovanni Boldini, il pittore delle signore più charmant, e più ricche, della fine Ottocento e inizio Novecento e ho cercato di capire come il giovane pittore, poco avvenente, molto dotato, un poco umorale, ce l’abbia fatta.
Strumento guida: come già per Gabriele D’Annunzio, ho usato il Personal Branding Canvas, ma nella nuova versione declinata per il lavoro – come trovarlo- che Luigi Centenaro ha presentato a un’aula entusiasta (3 h volate di domenica sera) durante Wired Next Festival 2015.

Il pubblico: passare per le signore per arrivare al portafoglio dei signori

Giovane pittore scelse immediatamente di costruirsi un’immagine per il suo pubblico d’elezione, un pubblico tutto femminile.
Boldini partì dalla constatazione che se nel pubblico maschile non avrebbe trovato grande appoggio, poteva arrivare ai grandi capitali nelle mani di questi signori tramite le loro signore.
Prima mossa di Giovanni Boldini, quindi, fu scegliere il proprio pubblico di riferimento, le donne dell’alta società, e stabilire, tra di esse, le influencer a cui dedicarsi per ottenere l’attenzione e i lavori.
Poche le coquette rappresentate tra le sue dame, niente e che fare, per dire, con un Toulouse Lautrec, altro pittore che bazzicava Parigi.
Ora, per quanto cosmopolita, brillante, alla ricerca dell’étonnant, la nobiltà e i nouveaux riches della fine Ottocento facevano tribù a sé.
Certo, i signori dell’aristocrazia e della borghesia non disdegnavano di passare le serate ai café chantant o di flirtare con le coquette più note, ma tutto finiva lì: come arrivare a ottenere committenze da questi signori?
Alla fine dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, però, le donne iniziavano timidamente a uscire sempre più allo scoperto: c’erano le ricche ereditiere, soprattutto americane, che iniziavano a venire sempre più spesso in Europa per vedere il buon vecchio continente e farsi un pedigree culturale à la page.
Le suffragette iniziavano anche le prime rimostranze civili e politiche.
Senza voler dimenticare lo stile “à la garçon” che nei primi anni Venti del Novecento si imponeva.

Offerta: Giovanni Boldini, pittore, per servirla madame

Non solo le donne iniziavano, quindi, a avere un rilievo nella società civile tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, ma si diffondeva, contemporaneamente, il desiderio di farsi vedere, di farsi ritrarre.
Privilegio accordato solo a regnanti e nobili, fino ad allora, o a qualche magistrato nel Seicento, ora si diffondeva in maniera rilevante: immagini di intere famiglie, magari anche con cane, ritratti di importanti capitani del capitale, i nuovi capitani di ventura, e ritratti di signore capeggiavano nelle dimore della nobiltà e, di conseguenza, in quelle dell’alta borghesia.
Così Giovanni Boldini fece di necessità virtù e divenne, in breve tempo, il pittore più ricercato delle dame della bella società a Parigi. Il loro ritrattista di fiducia.

Credibilità: o Boldini o nessun altro

Parigi pullulava, come già ricordato, di artisti italiani e non: erano a Parigi Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico, Medardo Rosso, ma anche Picasso e Juan Gries per citarne solo alcuni.
A Parigi il clima era effervescente, a Parigi un ‘artista doveva necessariamente andare per farsi notare, per studiare, per incontrare i grandi collezionisti e i grandi mercanti d’arte (c’erano, ad esempio, Goupil che fece degli italiani disposti a riproporre una pittura di genere e poco innovativa la sua fortuna e quella di molti artisti nostri connazionali, ma anche Durand Ruel che fece la fortuna di molti Impressionisti).
Degli italiani di Parigi, pochi riuscirono a ottenere un successo economico immediato e ancora meno riuscirono a diventare un “brand” riconosciuto e la cui fama dura nel tempo: Giovanni Boldini ci riuscì.
Se addirittura la Marchesa Casati fremeva per un ritratto fatto da lui, se Rita Lyding, altra bellezza, voleva un ritratto fatto da lui, a chi altri potevano rivolgere le loro suppliche le signore del bel mondo?

Identità: Boldini, Boldini, chi è costui?

Giovanni frequentava “les italiens de Goupil”, era amico di Corcos, di De Nittis e degli altri, faceva networking, espressione moderna, ma di antica origine, con l’intellighenzia del tempo, ma non si lasciò coinvolgere nella pittura di genere così remunerativa per chi voleva piegarsi a facili dettami.
Dotato di un talento notevole, la sua più grande abilità fu aver scelto il suo pubblico e essere stato in grado di offrire a quel pubblico ciò che cercava, senza farsi però guidare e governare dalle loro richieste in modo passivo.

Il vantaggio di essere ritratti da Boldini? Il riconoscimento di appartenere a un certo milieu

Boldini riuscì a combinare equilibratamente la sua visione e quella delle sue clienti, anzi meglio dei suoi clienti visto che erano i mariti che dovevano, poi, saldare le ricevute del pittore.
E ai mariti, oltre che alle signore, Boldini era sempre ben attento a dare ciò che cercavano. Esemplificativo in tale senso ciò che avvenne nel caso del ritratto di “Donna Franca Florio” quando, di fronte a un ritratto troppo audace della bellissima moglie, il ricchissimo Don Ignazio Florio rifiutò il pagamento e Giovanni fu costretto a produrre un altro ritratto, non meno charmant del primo, ma più castigato.

Il suo posizionamento: ma perché proprio questo cane bulldog?

Getrude Stein, critica con tutti, scrisse di lui: “Tutta la nuova scuola è nata da lui perché lui ha semplificato linee e piani”.
Infatti Giovanni, lungi dall’essere un mero esecutore, iniziò a sperimentare partendo dalle nuove correnti e dai nuovi talenti e andò oltre:

  • tagliò le sue figure in modo diverso, non solo profilo o di fronte
  • le ritrasse su sfondi che raramente erano scuri e uniformi
  • lasciò trapelare, più o meno velatamente, fremiti, tensioni, movimenti repressi in superficie ma ben attivi all’interno (S. Freud e il suo inconscio sono coevi al nostro)

Sicuro di sé al limite della sfrontataggine, questo “cane bulldog”, come lo definì De Pisis, che gli era amico negli anni di Parigi, non temeva né di essere considerato ridicolo (e non sono rare le vignette dell’epoca che ne sbeffeggiano la ridotta avvenenza) né di cambiare e abbandonare la sua comfort zone.
Un suo ritratto era immediatamente riconoscibile, immediatamente spendibile in società, raccontava tutto della signora e del suo mondo.

Il suo investimento: come Boldini passò da Berthe a Gabrielle

Un pittore e la sua modella, scontato.
Un pittore e la sua mecenate: meno scontato, ma soprattutto molto utile.
Così Giovanni Boldini passò dalla bella e timida Berthe alla ricca, sposata e più potente Gabrielle de Rasty: un aggancio stabile nell’alta società, un buon contatto con una buona influencer si monetizzano meglio di due occhi cerulei.

Il nostro “petit bulldog” fece, insomma, tutti i suoi compiti senza tema di provare, di uscire dal seminato, di sembrare ridicolo e forse fu proprio ciò che lo contraddistinse e fece la sua fortuna; d’altro canto, la fortuna arride agli audaci, no?