Le idee cambiano il mondo, ma solo quelle con le …palle

Continuano le chicche del libro “The art of the idea- and how it can change your life” di John Hurt.
Oggi vi racconto che le idee hanno la data di scadenza e che le piccole idee non cambiano granché.

Piccoli palloncini in controluce
Immagne tratta da Pexels.com per cristianapedrali.it

Ma com’è questa cosa? Metti le prime 7 idee che “cambiano il mondo” e poi ce ne prometti altre 10 e scompari?
Avete ragione, ma “la vita è quella cosa che ti succede mentre sei intenta a fare altro” ha detto qualcuno e così a giugno e anche a luglio sono successe tante belle cose, tante nuove collaborazioni e tante nuove idee e invece che leggere e raccontarvi di come le idee cambiano il mondo, ho fatto di più: ho usato alcune mie idee perr cambiare il mio piccolo mondo.

Ma magari ve lo racconterò in un altro post.

Torniamo alle idee che, forza dirompente, scuotono il nostro mondo e, contraddicendomi subito, invece di 10 ne metto 7, ma sono 7 che hanno il peso di 10.

I piccoli cambiamenti non cambiano nulla

Le idee hanno bisogno di energia per sopravvivere, di molta energia.
Prendete una grande idea, spezzatela in idee più piccole e digeribili e puff! L’idea e la sua forza dirompente evaporeranno.
Detto facile facile: le piccole idee portano piccoli cambiamenti e i piccoli cambiamenti non si notano granché in un mondo che evolve alla velocità con cui evolve il nostro.
Le idee piccole, anzi, fanno un po’ da “buco nero”: ingoiano energia per rendere questi piccoli pezzetti dell’idea originale funzionali e funzionanti, per limarle, per mantenerle e alla fine consumano l’energia senza averne mai creata di nuova.

Le convenzioni non hanno le …palle

Per sostenere un‘idea dirompente, non ce n’è, ci vuole coraggio.
Perché non appena l’idea inizia ad affacciarsi, si alzerà una schiera di

  • “la nostra politica aziendale…”
  • “la nostra prassi…”
  • “per convenzione…”

E questo è bene: se l’idea porta un po’ di nervosismo e di agitazione significa, spesso, che porta cambiamento.
Il punto è che spesso il rifiuto dell’idea e della sua portata è un semplice modo per perpetuare uno status quo comodo, conosciuto, ma destinato a affossare il nostro business o noi stessi.

Abbracciamo la diversità e la diversità ci abbraccerà

Una riunione con persone davvero diverse: colori, dress code, atteggiamenti, gesti sono davvero diversi e l’idea di cui si parla diviene immediatamente oggetto di diverse prospettive, punti di vista e pensieri.
L’elettricità è tangibile.
Una riunione con tanti “mini me”: un leader e tanti suoi sottoposti o tanti yes man e yes woman con ruoli che riportano, in organigramma, a persone che dipendono dal suddetto leader, così per definire i rapporti in modo immediato.
Dopo 10 minuti di frizzante attesa con fogli e penne pronte per schizzare meravigliose idee e segnare punti cruciali, parte un coro di consensi e adesioni all’unica affermazione che viene fatta dal leader e l’incontro termina tra sorrisi e un nulla di fatto.
Gli altri, i “diversi” da noi, ci costringono a togliere le nostre lenti, quelle con cui da sempre vediamo il nostro mondo e a indossare nuove lenti, le loro. E …noi facciamo lo stesso con loro.

Le parole, le idee e il Ministero degli affari complessi

Le idee hanno bisogno delle parole per essere comunicate, ma, come diceva Nonno Libero, Lino Banfi, “Una parola è poco e due sono troppe”.
Lunghe analisi, pagine e pagine di report dettagliatissimi, disquisizioni al limite della filologia non focalizzano l’idea, la diluiscono.
E in men che non si dica si passa dall’idea, alla sua realizzazione e al suo abbandono per infattibilità manifesta o meglio per complessità generata.

Il trucco c’è e… si vede

Non c’è makeup, non c’è trucco, non c’è nessuna buona campagna che possa davvero e a lungo sostenere un prodotto nato da una pessima idea.
Rientrano a pieno titolo in questo ambito anche quei brainstorming in cui si chiedono idee su prodotti e servizi comunicando, però, che parti e componenti di tale prodotto e servizio NON possono essere messi in discussione né modificati.
In linea generale, statene certi, quello che non si può cambiare è proprio il punto debole del servizio e del prodotto in questione.
Tutti lo sanno, ma nessuno lo può dire apertamente senza divenire subito la “pecora nera”, il “parìa”.

Le sentinelle del pensiero

“Se una cosa viene fatta così da anni, ci sarà un motivo, no?”
Per citare Marco Paolini nel suo spettacolo su Galileo Galilei qualche anno fa: “E non sarebbe appunto ora di cambiarlo, dopo tutti questi anni?”
Se applichiamo sempre la logica del “si è sempre fatto così”, non faremmo mai passi avanti.
Le “sentinelle” del pensiero stanno di guardia a mura possenti e difese impenetrabili all’interno delle quali non c’è che una convenzione ormai vuota e stanca.

Le idee hanno la data di scadenza

Alcune idee dureranno per sempre o quasi, come la “ruota”, evolvendosi, altre invece sono destinate a alterne vicende e fortune e non resistono alla prova del tempo.
E’ un po’ il sano principio di Darwin per cui solo il più forte (o capace di adattarsi) sopravvive.
Se le idee hanno una scadenza allora la velocità con cui si producono e si implementano è importante.
Tutti ci lamentiamo che è tutto troppo veloce, che ci sentiamo compressi, eppure eppure…non vi è mai successo di avere idee, trovare soluzioni brillanti proprio quando sotto pressione?
E’ come se le limitazioni, di tempo, di disponibilità materiali o di altro, dessero un input in più al nostro cervello che, in altri casi, non pressato dalle necessità, è invece un bel lazzarone.

Eccoci qui e ci vediamo a breve per gli ultimi 6 pensieri sulle idee e parleremo di apartheid, di clown e circhi e di molto altro.
A prestissimo.