Digital detox: mi sono sconnessa per riconnettermi

Cronaca di 8 giorno in digtal detox tra corse con golden retriever scatenate, romanzi russi fiume, film in bianco e nero che ti allietano il cuore e molto, molto altro, perché fuori da Facebook ( e da Instagram) c’è tutta una vita

Primo piano di un primate
Terrore da FOMO (paura di stare sconnessi), immagine via ns.twnsd.com in cc

Natale 2016: sono di nuovo a Madrid a fare la pet sitter a Carina, golden retriever di 30 kg e a Otty, gatto smieloso e rubacuori.
Sono nella periferia, le giornate sono piene di sole e Carina adora fare lunghe passeggiate a differenza degli anni passati. Anche io adoro camminare, ma ogni due per tre mi scappa l’occhio al cellulare.
Non sono nella segreteria del futuro presidente Trump, non devo monitorare con il fiato sospeso ogni suo tweet (a tale proposito, una delle battute più buffe al riguardo l’ho sentita a jazz24.org, webradio di musica jazz, in cui la speaker invitava a interagire con l’account Twitter della radio sostenendo che “Twitter è facile, lo usa anche Mr Donald Trump”) né in turno in ospedale eppure sono sempre in servizio, o il mio cervello lo è e i miei occhi di conseguenza.
Non va per niente bene: se ho idee, le ho legate al mio lavoro, ai miei clienti, non ricordo il tempo di stare un giorno intero senza pensare al lavoro, a Facebook, a Instagram, a Twitter.
Credo che il troppo stroppi, credo che anche gli amori più passionali, se chiusi in se stessi, si indeboliscano, si sfibrino.
Figuriamoci, quando non si tratta di amore!
E così, mi sono decisa, comunicandolo sui social (vedasi profilo Facebook e Twitter) a regalarmi qualche giorno di digital detox.

Cosa ho fatto in questi giorni che sono andati dal 25 dicembre al 1 gennaio 2017?
Non ho scritto il libro che rivoluzionerà la letteratura italiana, né deciso di partire per un giro del mondo, né deciso che mangerò solo sano e vegetariano. Niente di così capitale, ma è stato tutto così fondamentale.

Ecco una breve lista delle cose che FINALMENTE ho fatto (e se ti va puoi vedere le immagini sul mio profilo Facebook Cristiana Pedrali)

  • Dormito:

    ho ripreso orari di sonno più regolari, andando a letto al massimo alle 23 e regalandomi 30 minuti circa di lettura. Magari anche di più, ma staccare alle 23 e essere a letto a quell’ora sono un toccasana. Quando la sveglia suona alle 7.30 è tutta un ‘altra storia.

  • Guerra e Pace:

    ebbene sì, ho deciso di affrontare il capolavoro di Tolstoj soprattutto dopo aver scoperto che Max Edward Perkins, uno dei primi editor in senso moderno del termine, era solito regalare una copia dell’opera ai suoi pupilli, perché vi trovassero ispirazione.
    Se non sapete chi era Max Edward Perkins, ha raccontato della sua biografia @UnaLettrice e meno gloriosamente io in questo video incontro dello #speedbookdate.
    Non l’ho ancora finito, ma ammetto una certa fascinazione per la descrizione di un numero così elevato di personaggi tratteggiati in poche linee e continuamente abbandonati e ripresi in oltre mille pagine.

  • Passeggiato:

    ho regalato a Carina, ma soprattutto a me stessa, almeno 2 h di camminata al giorno nelle aree verdi attorno al quartiere di Barajas in cui vivevo.
    Ho incontrato altri proprietari di cani, imparato nomi in spagnolo (Leya per una magnifica Husky, un Noa per una vezzosa terrier bianca, etc) e anche qualche ordine in spagnolo. Per fortuna Carina capisce l’italiano perché la sua “amica umana” è italiana. Molto utile per cercare di frenare una cagnona di 30 kg che ha scorto un coniglietto selvatico e ha deciso che è ora di fare una corsa… con me che “sbando” dietro a lei a mo’ di banderuola. Mi dimentico ogni anno quanto forte è!

  • Guardato film in lingua su Youtube

    grazie a una preziosa lista di film legalmente visibili sul canale.
    Tra questi “Sciarada” che non avevo mai visto con Audrey Hepburn che chiama “pappamolla” Cary Grant ma capisci subito che ne è già invaghita o la storia del maggiordomo gentiluomo “My man Godfrey” che pare essere l’avo di Lloyd (mi riferisco a “Vita con Lloyd”)

  • Trovato la mia parola del 2017

    con il sempre sorprendente e utile work book “Unravel 2017” di Susannah Conway. Non ve la svelerò, se non su precisa richiesta, ma sto già inneggiando ad essa e sono certa che stia già lavorando per me e con me.
    E voi, avete trovato la vostra parola del 2017?

  • Scovato una webradio di musica jazz spagnola.

    Di solito ascolto jazz24.org, che trasmette da Seattle (USA) ma essendo in Spagna ho pensato che sarebbe stato interessante sentire cosa propone una radio jazz spagnola…e anche perché dopo 20 anni che vado a Madrid, possibile io non mi sia ancora decisa a imparare lo spagnolo? Magari via radio, riesco a farmi un po’ l’orecchio, no?

  • Studiato:

    avete anche voi l’inbox pieno di mail non lette ma che sono da leggere? O Pocket pieno di post che avete salvato perché “questo è interessante, poi lo studio” o pagine word piene di link a qualcosa che ora non sapete neppure più cosa è? Ecco, ho fatto un po’ di decluttering e non solo digital, perché io tendo anche ad appuntarmi note e riferimenti ovunque.
    Via una bella pulizia di inizio anno eliminando quello che non sapevo bene cosa fosse o perché l’avevo salvato (ho vissuto senza fino a ora e posso continuare, immagino) e lettura approfondita del resto riassunto in azioni da concretizzare. Il che ci porta al prossimo punto.

  • Calendario editoriale

    o meglio calendari editoriali per i due blog:
    Cristiana Pedrali
    Viaggevolmente
    E per i prossimi 3 mesi non solo i temi di cui trattare sono pronti e le date di pubblicazione anche, ma in molto casi ci sono già anche i punti chiave (la scaletta) e questo mi ha fatto già tirare un respiro di sollievo.

  • Programmazione viaggi, o meglio esperienze.

    Forse non potrò fare tutte queste esperienze che ho indicato, ma aver inserito i mesi in cui mi piacerebbe farle e averle messe nero su bianco mi regala energia e un po’ di tenerezza. Non so’, sarà l’età.

  • Musei:

    sono tornata all’eccellente Museo Thyssen Bornemisza di cui vi ho già parlato in questo post per vedere la parte finale dell’esposizione permanente, quella del 1900, e per fare un giretto nel loro “bookshop”. Io adoro i bookshop dei musei. Se hanno poi articoli di cartoleria dedicati alle mostre in corso è estasi.
    Quest’anno ho fatto incetta lasciandomi ammaliare dalle dame e da un ermellino…potrete vedere una sorta di “unpacking”, se siete curiosi, in Instagram stories tra il 4 e 5 gennaio.

E non ho rimpianto per un solo istante non dover controllare Instagram, Facebook e neppure il mio amato Twitter.
Posso rifarlo? Certo.
Posso vivere la mia vita senza i social? Allo stato attuale delle cose, direi di no, ma sentivo davvero la necessità di mettere uno stop, perché tutto stava diventando molto “meccanico”, un po’ angosciante e non era più divertente.
Ogni mail era un masso che si accumulava e non una possibile fonte di scoperte, ogni vibrazione del cellulare un senso di angoscia e di sfinimento, ogni interazione una forzatura.
Niente nella nostra vita dovrebbe essere così, figuriamoci degli strumenti che dovrebbero creare relazioni.

E voi, avete mai fatto “digital detox” o non ne sentite il bisogno?