Scrivere di social sulla carta e con i pennarelli colorati: la mia passione

Nativi digitali, social media manager, digital strategist e tante altre definizioni molto cool ma tutti con un grande amore: i nuovi supporti digitali, o forse no? In realtà più di qualcuno interrogato al riguardo ammette di adorare agende, pennarelli, timbri e di impazzire per una cartoleria ben fornita. Contraddizione o inno alla complessità della nostra realtà?

Fotografia via Unsplash
Fotografia via Unsplash

Due giorni fa passeggiavo per strada con un amico.
Stavamo andando a prenderci un té; si lo so, Milano é la città dell’aperitivo, ma voi dovreste anche sapere che io sono “bastian contrario” di natura per cui se la città va di aperitivo, io faccio la British e vado di té.
Comunque, tornando a noi, stavamo passeggiando e siamo passati davanti ad un negozio che sarà lì, in quell’angolo, da almeno 1 anno, che per Milano é una gran media, e io mi sono immobilizzata, ho frugato nella solita borsa da Mary Poppins, estratto agenda scaduta del 2013 e biro e mi sono segnata veloce veloce un appunto.

Le storie sono nell’aria?

Allo sguardo perplesso del mio amico, tornato sui suoi passi per recuperarmi, ho spiegato che mi succede spesso di avere idee, pensieri, suggestioni mentre cammino, magari perché vedo o sento qualcosa, e così ho imparato a portare sempre con me una piccola agenda ed una penna: non si sa mai quando una buona storia o una buona idea, o addirittura entrambe, possono arrivare.
Alle volte credo che idee e storie siano in realtà nell’aria e che decidano di tuffarsi su di te senza una ragione precisa e soprattutto senza avere la decenza di avvisarti prima. Ecco il perché di carta e penna sempre pronte.
Lui mi ha fissato con sguardo tra l’ironia e la derisione e ha sputacchiato un “Ma non scrivi sui social?” ed io “Sì, e quindi?” E quindi, come minimo, secondo lui, la coerenza professionale imporrebbe che digitassi sul display del mio smartphone ipertecnologico il mio appunto, pronta a richiamarlo alla bisogna.

Cromo psicologia e topi da biblioteca

Il punto é che io ho bisogno di “pasticciare” e di barrare, di sottolineare, di ripassare, di vedere concretamente l’inchiostro sul foglio e vedere come mi é uscita la parola e poi, ho bisogno di chiudere, soddisfatta, le pagine di un ‘agenda come se all’interno ci fosse un segreto: tutte cose che su un display non si possono proprio fare.
Ammetto: io non sono una “nativa digitale”, io sono “un topo da biblioteca”, io amo la carta.
Ho bisogno di scrivere su un foglio, stracciarlo e sentire il rumore secco e liberatorio del foglio che si lacera, ho bisogno di usare i pennarelli, si, quelli delle scuole elementari, per scrivere concetti diversi o titoli diversi e dai colori capisco cosa ne penso (cromo psicologia?), ho bisogno di scegliere un quaderno per ogni singolo progetto con la sua specifica copertina.
Certo, poi ho anche i miei bellissimi files nei miei bellissimi folder sul desktop del mio portatile e nelle mie chiavette UBS, o in Google Drive, ma in un mondo in cui gli adolescenti sono sempre più miopi per via degli schermi, io sono ben lieta di annunciare che sono diventata miope (e tanto) sulle pagine di cellulosa (no tesorini, non sul papiro).
E pensavo di essere la sola, quasi il mio fosse un retaggio da, appunto, “topo da biblioteca”; invece scopro che moltissimi professionisti che lavorano nel digitale, hanno quaderni, agende e fogli bellissimi, che custodiscono con cura, penne coloratissime e che, molto spesso, lavorano su carta e, poi, trasferiscono sullo schermo.
E voi? Voi scrivete subito sul PC?
Oppure buttate giù una scaletta e poi ci costruite sopra ed infine trasferite tutto sul formato digitale?
Come lavorate voi?