Blogtour MilanoAColori: 5 errori da evitare

Cosa serve per organizzare un blogtour? Tempo, impegno, ma anche un progetto con obiettivi chiari e tanta determinazione e entusiasmo per farsi ascoltare dai partner. Ecco la storia dei nostri errori nel blogtour #milanoAColori.
Spoiler: ma è andato tutto bene!

Autobus con visitatori
Organizzare un blogtour fotografia via New Old Stock

Dopo almeno quattro mesi di negoziazione e preparazione, sabato 30 aprile e domenica 1° maggio, Nicoletta di OneTwoFrida e io con il mio travelblog Viaggevolmente abbiamo trasformato in realtà #milanoAColori, un blogtour per scoprire una Milano diversa, coloratissima e fuori da percorsi scontati.

A qualche giorno di distanza riconosco, con più oggettività, che è stato un successo sia in termini di organizzazione che di visibilità per i partner e i protagonisti.
La prova? L’hashtag del blogtour #milanoAColori è stato e è tuttora usato nel web, soprattutto in Twitter, promuovendo nuovamente il blogtour e i suoi protagonisti grazie alle ricerche legate ad esso.
Lo stanno usando anche i protagonisti della campagna per il sindaco di Milano.
Ci fa piacere?
Sì e no.
Sì, per il solito discorso della visibilità che questo fatto regala al blogtour e quindi ai partner.
No, perché ci sentiamo come se avessero “rubato” il nostro logo.
Quell’hashtag, #milanoAColori, è frutto di serate di scambi via messaggi Whatsapp, Twitter e Facebook, di verifiche di precedenti usi (sporadici), di verifiche sulla sua lunghezza per non privare i blogger di spazio, di analisi circa il suo essere più o meno evocativo e coerente con i temi del blogtour.
Dai risultati direi che l’hashtag #milanoAColori è riuscito in tutto ciò e, per dare a Cesare quel che è di Cesare, che Nicoletta ha trovato proprio l’hashtag perfetto.
Abbiamo comunque deciso di prendere l’uso altrui dell’hashtag #milanoAColori come una dimostrazione che è piaciuto e speriamo che il prossimo sindaco di Milano ci regali davvero una milanoAColori.

Detto questo, sono state tutte rose e fiori, ovvero tutto liscio come l’olio? No, certo che no.
Ecco i 5 punti da migliorare per i prossimi impegni (eh sì! La fabbrica è in pieno movimento e qualcuno ci ha già contattato per altri progetti)

Dove vai se la presentazione (del blogtour) non ce l’hai?

Ecco, lì abbiamo davvero fatto un errore che avrebbe potuto pregiudicare il successo dell’intera iniziativa.
Non abbiamo pensato a creare una presentazione di poche slide dell’evento che illustrasse i nostri obiettivi e il nostro progetto.
Siamo state fortunate a trovare controparti che hanno accettato di incontrarci sulla base di una mail che conteneva un ‘idea e che ci hanno sostenute sulla base dell’entusiasmo e della nostra capacità di spiegare cosa intendevamo fare e perché.
Ma non abbiamo intenzione di sfidare la fortuna di nuovo.
Il prossimo progetto avrà una presentazione chiara e concisa che non sostituirà, ma affiancherà la nostra capacità di illustrare il nostro evento e tutte le sue nuance con entusiasmo.

Non di solo blog tour si vive

Abbiamo adorato selezionare e incontrare i blogger, scovare le chicche di Milano, prendere contatti con i partner, coinvolgerli, ma tutto questo comporta un investimento in termini di tempo, di energie fisiche e mentali e anche economiche rilevante.
Rendere impegno di organizzazione del blogtour remunerativo è la nostra sfida.
Riflettendoci mi sono resa conto che nella catena del blogtour manca spesso un anello importante che è il post e il pre blogtour.
Il blogtour è il momento clou, ma sia prima che dopo è possibile e utile intervenire
I partner spesso ritwittano o ripostano i contenuti dei blogger, ma si può fare davvero di più per capitalizzare il momento di visibilità (andare in terza posizione nelle tendenze italiane di Twitter a due ore dall’inizio del blog tour non è così scontato).
C’è bisogno di formazione e/o di tutoring.
Una curiosità: ad oggi il partner meno avvezzo a usare i social sia per formazione che per età è stato quello cha ha intuitivamente messo in atto un paio di azioni utili per sostenere il coinvolgimento dei blogger e per “usare” i contenuti da essi pubblicati per la sua comunicazione.

E’ il tempo che fa la musica

I tempi, rispettare i tempi, restare nei tempi, essere in tempo: il leit motiv del blogtour ma anche il cruccio di qualsiasi persona organizzi un evento.
Si ondeggia sempre tra il timore del “troppo tempo morto” e la paura del “troppo veloce”.
Nonostante i sopralluoghi, il primo giorno abbiamo programmato moltissimi impegni e non abbiamo considerato che muovere venti blogger più ospiti (street artist) attraverso Milano avrebbe richiesto più tempo che quello da noi impiegato in precedenza.
Nel prossimo blogtour, quindi, meno impegni e cose da fare e vedere e più tempo per fotografare, parlare e fare conoscenza (networking insomma e a tale proposito ecco Swap a book party!).

Nel bel mezzo del blogtour…pausa plin plin

Ecco, su questo punto sappiate che è fondamentale considerare e rispettare le pause fisiologiche.
Che sia la plin plin o un caffé, siamo umani e esseri sociali e socievoli: ricordiamoci di tirare il fiato.
Sfida: trovare un modo creativo per risolvere questa esigenza senza che causi un’interruzione nel percorso del blogtour e la conseguente dispersione dei partecipanti e il calo del focus.

Focalizzare

Non abbiamo indicato né chiesto ai blogger di concentrare il loro sforzo di comunicazione su un canale social o l’altro.
Questo ci ha consentito e ha consentito ai nostri partner, oggi, di poter avere un ampio ventaglio di contenuti oltre che la possibilità di essere visibili su più canali.
Ma se poi il canale non viene presidiato, ovvero usato, forse non è la tattica più corretta all’interno della comunicazione del partner.
Potremmo valutare, in futuro, di lavorare anche su questo aspetto, chiedendo ai blogger di prediligere il canale social in cui ogni partner si trova più a suo agio o aiutare, con l’evento, il partner ad entrare in un canale fino a quel momento non impiegato.

Detto questo, cari candidati sindaci, usate pure l’hashtag #milanoAColori, Nicoletta e io ve lo affidiamo con la speranza che ne facciate un uso proattivo e saggio e non perché diventi parte di una comunicazione velenosa, ok?