Scrivere meno, scrivere meglio: 3 spunti

Scrivere è un fatto meccanico o emotivo? La capacità di scrivere sinteticamente nasce solo dall’esercizio o c’è qualcosa di più, tipo l’aspetto emotivo?

Persone che salutano
Dire addio -National Archives of Estonia via Flickr

Amo Twitter, perché mi costringe ad essere sintetica quando scrivo: 140 caratteri e se non riesci a dirlo così, fatti una domanda sulla tua effettiva capacità di comunicare.
Anche se il limite magico dei 140 caratteri inizia a vacillare e il nuovo CEO di Twitter Jack Dorsey sostiene che non è più un valore aggiunto nella piattaforma Twitter, per me il valore sta proprio lì.

Ma anche se avessi disposizione migliaia di caratteri sono certa che mi servirebbero veramente tutti per raccontare la mia storia? Sto cullando questa riflessione da un po’.

Siamo italiane e la nostra terra è la patria della retorica, ovvero, e qui cito Wikipedia, “la disciplina che studia il metodo di composizione dei discorsi, ovvero come organizzare la lingua naturale (non simbolica) secondo un criterio per il quale a una proposizione segua una conclusione”.
Fin qui tutto bene.
Scopo principale della retorica, è la “persuasione” e questa è sia un fenomeno emotivo che fenomeno epistemologico (studio delle parti della frase).
Ecco molto spesso è il fenomeno emotivo nello scrivere che mi “brucia” e che mi pare bruci l’efficacia della comunicazione di molti di noi, che sia scritta o dal vivo.
Due esempi che mi sono capitati mentre scrivevo:

Le dame del Settecento francese e il Community Manager

Stavo scrivendo il post sul Community Manager e mi è venuta in mente un’immagine, a mio parere bellissima, per illustrare l’attività del Community Manager: le madame del Settecento francese che gestivano i salotti, più o meno illuministici, in cui – accanto alle discussioni sui grandi sistemi (Liberté, Egalité, Fraternité, per dire) – ci si dilettava di gossip, più o meno malizioso, si stilavano business plan delle fortune altrui e si decidevano joint venture attraverso matrimoni più o meno d’interesse.
Mi stavo spingendo anche oltre alla pura immagine, indicando nomi di signore e di signori e magari qualche aneddoto. Non più di un 400 caratteri, ma giusto quei 400 caratteri di più del necessario per restare in tema.
L’ho eliminato e infatti non lo trovate nel pezzo sulle attività che competono al Community Manager, ma è stata un’ardua battaglia perché c’era di mezzo il caro “elemento emotivo”.

Il mio curriculum vitae è troppo lungo e va tagliato

Stavo preparando il mio profilo professionale per un progetto che mi piace moltissimo e a cui mi sono candidata.
Ora, con alle spalle qualche decennio di attività professionale, il CV diventa un po’ lungo e mi annoio io stessa mentre lo leggo, figuriamoci un recruiter, addetto alle HR o anche solo una povera segretaria a cui il capo ha dato il compito di iniziare a fare lo screening e poi passargli solo i currucula davvero validi.
Si trattava semplicemente di lavorare sulla mia presentazione per renderla più efficace, niente di più.
Era nel mio interesse.
Sapevo che cosa dovevo fare: tagliare e definire.
Sapevo come: eliminare le parti non pertinenti alle competenze e qualità professionali ricercate
Eppure…
Eppure ho dovuto chiedere il sostegno di un contatto professionale che si occupa di HR e visiona profili su profili ogni giorno e dirle: “Va e …uccidi”
Sì, perché eliminare qualche piccolo rigo della mia storia professionale era per me troppo difficile, pari all’omicidio del mio ego.
Insomma la parte “romantico-nostalgica” di me impediva di comunicare efficacemente di raggiungere l’obiettivo primario del mio scrivere.

3 linee guida per scrivere meglio

Ecco allora tre, ma proprio tre, linee guida che ho pensato di applicare e che potrebbero essere utili anche a voi:

  1. un’idea alla volta
    Martin Luther King ha urlato da quel palco “I have a dream”.
    Non ha urlato “I have millions of dreams” nonostante avesse milioni di persone davanti a lui che pendevano dalle sue labbra.
    Grazie Alexandra Franzen per l’imboccata.
  2. rispondi alle esigenze del tuo lettore
    Ecco, io scelgo il ritorno ai fondamenti, all’ABC.
    E da lì costruisco.
    Scelgo chi mi dice subito:

    • Chi?
    • Cosa?
    • Dove?
    • Perché può migliorare la mia vita o quella di persone a me care?

    Per il CV, le esigenze erano i requisiti richiesti e non tutta la mia storia professionale.

  3. Non più di un avverbio che termina in ‘mente’ ogni 300 parole.
    Detto da una il cui blog si chiama “Viaggevolmente” può apparire un’eresia, no?
    Diciamo che con “Viaggevolmente.com” mi sono bruciata tutti gli avverbi.

Sfida di scrittura

Oggi vi sfido.
Riuscite a eliminare gli avverbi che terminano con ‘mente’ e pubblicare il vostro pezzo senza rimpianti e dubbi?
E riuscire a parlare senza infarcire la conversazione di “praticamente”, “assurdamente”, “allegramente” e “assolutamente”?