Le 5 cose che ho imparato nel 2014 e che voglio nel mio 2015

Se molti saluteranno il 2014 con un “Via via e non farti più vedere” io, da buona bastian contrario invece lo saluterò ringraziandolo per avermi insegnato molte cose su di me, sulla vita, sulla determinazione che ci vuole, su demoni e draghi e sull’importanza del piantare paletti…a due mani

Persone con valigie
La famiglia Moleska sul portico con valigie pronte, forse per una vacanza. fotografia autore sconosciuto, recuperata da D. Howard via Flickr

Ecco le 5 cose che ho imparato nel 2014 e di cui sono molto fiera:

Non sono sola e…non sono la sola

Ho imparato che se accetto di parlare dei miei demoni con qualcuno di cui mi fido e con cui sto bene, i demoni diventano “mostriciattoli”, perdono potere su di me e io ne acquisto su di loro.
Ho imparato che non è sempre vero che

  • solo io mi sento così
  • solo a me non piace quello che faccio
  • solo io mi chiedo se è davvero questo che voglio fare
  • solo io mi chiedo se la vita è tutto qua, tra compiti che non mi piacciono e in cui non mi riconosco e traffico soffocante?

Eh sì, siamo in tanti lì fuori e io mi sento meno sola.

Dire “No” è O.K

Ho imparato che esiste la parola “Sì” che è bella, chiara, fresca e energizzante.
Mi piace dire “Sì”.
Esiste anche la parola “No” e non è sempre e solo brutta, sgradevole e limitante.
Ho imparato che, come dice Servillo alias Jep Gambardella in “La Grande Bellezza”, all’alba dei 42 anni (beh, lui lo diceva a 60 anni, ma ogni generazione è più precoce di quella precedente) posso e devo concedermi di dire un bel “No” quando qualcosa proprio non mi va e non la voglio fare o tollerare.
Ho capito che imparando a dire “No” evito situazioni di stress che sono spesso inutili e pianto dei bei paletti con degli altrettanto bei cartelli che dicono
”Persona degna di rispetto qui, non oltrepassare il limite. E’ invalicabile.”
E ho scoperto che questa attività del “piantare i paletti” non è fondamentale solo per ottenere il rispetto degli altri, ma anche per ottenere il mio rispetto.
Sì, è un po’ come il “perché io valgo” del claim pubblicitario solo che invece che farmi lo shampoo io pianto paletti.

Accettare che i “No” non piacciano a tutti.

Ho imparato ad accettare che i miei “No” possano apparire agli altri come dei draghi sputafuoco da domare trasformandoli così in “dannati spiritelli demoniaci” che disturbano il mio percorso di vita.
Quest’anno ho compreso che va bene anche quando i miei “No” non sono graditi, sostenuti e addirittura quando disturbano e mi vengono fatti notare. Ecco, è proprio in quei momenti che tenere saldo il paletto con entrambe le mani è più importante che mai, soprattutto verso me stessa.

Provare, provare, provare…

Ho imparato che, come diceva una giovanissima Amanda Sandrelli in “Non ci resta che piangere” di M. Troisi & E. Benigni bisogna “Provare, provare, provare…provare”
Anche io, nonostante avessi visto il film nel 1984, ho capito solo nel 2014, 30 anni dopo, che nella vita “bisogna provare, provare, provare…e provare”.
Provi, sbagli, riprovi, fai un passo avanti e forse due indietro, ma sta proprio in quel provare tutta l’essenza della vita.
Ah sì, divertirsi anche nel provare è meglio.
Quando abbiamo iniziato a camminare, andare in bicicletta, scrivere, giocare a nascondino lo sapevamo che tutta la questione era lì, nel provare…quando avremo perso questa saggezza?

La vita è bella e…io sono fortunata!

Ho deciso definitivamente che io sono fortunata e basta!
Avete presente quei momenti di autocommiserazione che sconfina nella rabbia in cui ti pare che non ne vada mai una giusta a te e solo a te?
Ecco in due occasioni di questo genere, a distanza di anni, due persone mi hanno dato la medesima risposta “Eh sì, sei stata sfortunata!”.
La migliore risposta che mi potessero dare non per consolarmi, ma per farmi arrabbiare e reagire.
Ma come sfortunata io?
Io sono una persona fortunata: se guardo indietro vedo fatica, dispiacere, dolore ma anche gioia, sorprese inaspettate, incontri bizzarri, viaggi incredibili, libri straordinari, musica suggestiva, film commuoventi, storie che ti “attorcigliano le budella (un po’di “Pretty Woman” va sempre bene) e soprattutto il potere di farcela sempre e comunque e molto spesso da sola.
E se oggi guardo accanto a me, vedo qualche faccia amica, ma veramente amica, che ha qualche ruga in più, qualche capello grigio in più, ma anche tanta più pazienza, tanta più forza, tanta più gioia e tanti più sogni e speranze.
Ora ditemi voi: può una così essere davvero sfortunata?
Io credo proprio di no.

Questo è il bagaglio, leggero ma importante, con cui mi appresto a varcare la soglia del 2015 e siccome io sono fortunata non può che andare ancora meglio e chissà quali nuove valigie avrò da portarmi nel 2016.